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Anno edizione: 2000
Anno edizione: 2014
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Il racconto di Jünger è un crudo e lucido diario dei vari anni di scontri e battaglie della prima guerra mondiale, dettagliato e ben scritto. A differenza dei Cendrars o dei Céline, c'è purtroppo in Jünger un certo compiacimento che, alla lunga, appesantisce parecchio la lettura. In ogni caso un libro molto interessante.
Frutto della rielaborazione dei diari che Junger compilò assiduamente durante il conflitto "Nelle tempeste d'acciaio" è un'opera che descrive senza filtri la Grande Guerra, mettendone in risalto tanto la crudeltà, quanto la feroce attrattiva che esercitava sui combattenti. Se nell'opera manca l'introspezione o la denuncia che invece emergono dalle opere di Remarque e Koppen è dovuto al fatto che Junger ci presenta il punto di vista di un volontario di soli 19 anni. Ai suoi occhi la Guerra esercita un'attrattiva quasi irresistibile, diventando esperienza formativa nel vero senso della parola. Sull'autore si è detto e scritto in abbondanza, criticandone sia l'orientamento politico che la posizione assunta nei confronti di entrambi i conflitti mondiali, ma non bisogna mai dimenticare che Junger non era una sorta di "mostro nato per uccidere", o un bruto ebbro di sangue. Inutile dire che ogni confronto con autori e opere di ben più basso livello (Mein Kampf?) è del tutto fuori luogo.
E’ stato definito un libro “epico” ed è vero. Mai come in questo libro la guerra è al centro della narrazione, gli uomini non ne sono che le pedine, il pathos domina incontrastato. Il protagonista appare come un eroe, un novello Achille, la cui unica possibilità è combattere con coraggio o soccombere. Egli affronta ogni situazione, anche la più scabrosa e rischiosa con la consapevolezza che la morte gli è vicino. Mancano anche qui, come nell’epos omerico, l’odio viscerale verso il nemico, quell’odio ideologico, di cui gli uomini hanno fatto esperienza nelle guerre successive. Il nemico è chiamato dal fato a combattere come te, a correre gli stessi pericoli. Più è coraggioso e più lo stesso Jünger, o l’avversario in generale, lo rispetta. Difficilissimo, a questo punto, è però fare una recensione impersonale in quanto il lettore viene travolto dall’incalzare delle azioni, in modo tale che a stento gli rimane il tempo per condannare quella carneficina, perché lo stesso autore non lo fa!! Il giovane Jünger compila i suoi taccuini con una meticolosità quasi asettica, non tralasciando alcun particolare anche crudo e sconvolgente. Il lettore avverte a volte, ammetto, con un certo fastidio, la mancata condanna delle azioni belliche in quanto si rende conto che l’ agire del protagonista non è sottoposto ad alcuna considerazione morale. Questo è proprio il punto su cui si sono appuntate le maggiori critiche; la mancanza di una condanna morale della guerra. Effettivamente man mano che il lettore procede nella lettura arriva a formulare questa considerazione , ma ecco che Jünger ti conquista con la sua capacità strepitosa di plasmare le immagini con le parole e allora ti rituffi nella lettura con il fiato in gola. In queste pagine non ci sono solo la morte, la disciplina militare, gli ordini spesso assurdi, ma c’è soprattutto l’annichilimento umano, ci sono proiezioni come in un film con una serie ininterrotta di assalti, ritirate, scoppi, carneficine, distruzioni , in mezzo alle quali gli uomini hanno perso la loro identità. “Carne da macello” sono stati definiti dai più i fanti che combatterono nelle trincee del fronte occidentale ed orientale e tali così appaiono in questo sconvolgente diario. Si potrebbero scrivere altre considerazioni, scavare all’interno delle pagine ma non è semplice. La fruizione di un testo letterario è soggettiva, tuttavia penso fortemente che questo libro vada letto da tutti.
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