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Anno edizione: 2011
Anno edizione: 2010
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Amara Lakhous è venuto a Roma nel 1995, dove si è laureato in Antropologia (aveva già conseguito una laurea in filosofia ad Algeri), e a Roma ha lavorato come mediatore culturale e come giornalista per alcune radio. Questo romanzo è stato scritto in arabo e poi riscritto dall'autore in italiano. Io lo avevo letto tanti anni fa, quando venne pubblicato, e lo ho riletto ora, e penso sia un testo interessante, perché non solo dà voce ad alcuni immigrati, ma, attraverso le loro storie e le loro considerazioni, è uno specchio di come siamo visti noi italiani. E' un romanzo corale, in ogni capitolo un personaggio diverso racconta la sua versione dei fatti, e alla fine Ahmed/Amedeo, che è una sorta di alter ego dell'autore, svela il suo punto di vista. C'è stato un omicidio, in un palazzo di piazza Vittorio, nel quartiere Esquilino, il più multietnico di Roma (o almeno lo era una ventina di anni fa), la polizia sospetta che a compierlo sia stato Amedeo, visto che è scomparso, ma nessuno degli abitanti del palazzo, italiani e stranieri, lo crede possibile, vista la sua natura gentile e decisamente non violenta. Ogni personaggio esprime i suoi pregiudizi, le sue paure, le sue avversioni ed idiosincrasie, debolezze e punti di forza. Lo stile di scrittura è semplice, ironico, non banale.
Mi è piaciuto molto il modo in cui con leggerezza l'autore ci invita a riflettere sulle diversità culturali che arricchiscono la nostra vita
Se gli italiani fossero degli stereotipi, sarebbero tutti qui, in questo libro. Forse un po' troppo macchiettistico, e forse nemmeno tanto, alla fine. Scorrevole, e di facile lettura.
Recensioni
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