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Anno edizione: 2022
Anno edizione: 2013
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In cinque racconti caratterizzati da una sensibilità tipicamente mitteleuropea, una spietata riflessione sulla natura più autentica dei rapporti umani. Un libro di racconti e di memoria, una raccolta di voci che narra eventi inauditi che appartengono alla storia di tutti noi.
«Mario Rigoni Stern è una specie di cancelliere della memoria. Senza enfasi, senza retorica e lamentazioni fa capire bene coi suoi racconti essenziali – simile a un falegname o a un meccanico – com'è doveroso ricordare, come non si costruisce nulla sul vuoto della dimenticanza e del rifiuto del passato» – Corrado Stajano
Un libro di racconti e di memoria, una raccolta di voci che narra eventi inauditi che appartengono alla storia di tutti noi: un sopravvissuto al Lager che torna a casa; un pastore solitario che parla con amore alle sue pecore; un giovane legnaiolo che incontra una strega bella e senza pietà; un focolare intorno a cui si raccolgono i vivi e i morti intrecciando rimpianti e speranze; i paesaggi cancellati dal trascorrere degli anni; una famiglia di caprioli; i tanti nomi della neve... Seguendo con fedeltà le tracce degli uomini, i ricordi di Rigoni Stern si coagulano in frammenti di felice intensità, oppure si sciolgono in narrazioni di grande potenza, o ancora si dilatano in un'atmosfera onirica: ma in ognuno di essi si leva un grido contro il silenzio che incombe sulla nostra storia e sulla nostra identità. Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
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l'ho cercato in lungo e in largo ma non l'ho trovato sotto la neve
Con questa frase si conclude il primo racconto dedicato dall'autore alle vicende del proprio rientro dalla prigionia a casa. Confesso che mi ha commosso anche la seconda che l'ho letto. Che dire Mario Rigoni Stern era una autore imparaggiabile ed un ottimo uomo, ne sono certo. Legger questi racconti Ti porta intorno ad un fuoco dove una volta, aprendo la porta dell'immaginazione, si tramndavano le storie più vere e appassionanti.
“Lassù la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mulattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pressi dell’Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa più nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondante ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciatori. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.” Benché abbia letto pressoché tutto ciò che ha scritto, ogni volta che prendo in mano un suo libro, già dalla prima pagina, resto stupito della straordinaria capacità di comunicare, una dote evidentemente innata che Mario Rigoni Stern ha saputo coltivare arrivando a livelli qualitativi elevatissimi. Riesce a ricreare, con semplicità, atmosfere che spesso ci sono sconosciute, racconta come se fosse lì davanti a te, magari in una casa di montagna appena illuminata dalle vampe del fuoco nel camino, e fuori è tutto bianco di neve e gelido, ma lì, in quell’ambiente, c’è un sano tepore, un profumo di resina che aleggia insieme alle parole, che, pacate, lui pronuncia. Sono storie di guerra, oppure ricordi di anni passati, sono ritratti di personaggi scomparsi da tempo, sono descrizioni della natura nel corso delle stagioni; Rigoni Stern racconta in un fluire di ricordi che piano piano vengono a definire il monumento della memoria, perché se non sappiamo quali sono le nostre radici, come si sono sviluppate, inevitabilmente siamo orfani del presente, incapaci di orientarci in una vita che arriva a sembrarci senza senso. E di queste rimembranze sono intrisi anche questi sedici racconti che riuniti formano una raccolta, molto opportunamente intitolata Sentieri sotto la neve. La frase che ho trascritto in epigrafe è l’ultima di questo libro e ha un significato profondo, riassume ciò che per un grande scrittore deve essere la vita, e cioè raccontare di ciò che è stato, un patrimonio insostituibile da lasciare ai posteri affinché sappiano camminare sull’impervio sentiero dell’esistenza. L’opera è suddivisa in tre parti: la prima è relativa a un periodo di tempo molto remoto, la seconda a uno che è più recente e la terza è il presente. Non c’è un racconto che non sia riuscito, che non sia almeno buono; sono tutti eccellenti, con qualcuno che lo è più di altri. Se incalzante è “Che magro che sei, fratello!”, la storia del ritorno solitario dal lager, struggente è Un pastore di nome Carlo e magico potrei definire Osteria di confine, una ferma condanna di ogni guerra, senza retorica, senza ricorso a luoghi comuni, tanto che forse è quello che ho apprezzato di più. Ma assai riuscito mi è parso anche L’altra mattina sugli sci con Primo Levi, un’immaginaria escursione sulla neve con il grande scrittore torinese già scomparso e che più volte in passato aveva manifestato il desiderio di questa passeggiata alpina, senza che si concretizzasse per svariati motivi. Benché la narrazione sia come al solito semplice, ci sono momenti in cui Stern riesce a imprimerle dei toni sublimi, come nella prosa poetica che si trova in Caprioli. E’ una lettura che coinvolge, è un’esperienza di partecipazione a fatti o avvenimenti a cui ci si abbandona con voluttà, incantati dal pregevole italiano, che molti narratori odierni purtroppo ignorano, soddisfatti ed entusiasti pagina dopo pagina, consapevoli che stiamo nutrendo la nostra anima, che la serenità che lenta ci avvolge non potrà che essere il frutto di tanta bellezza. Ogni ulteriore commento credo sia superfluo.
Recensioni
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