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Dire che si tratta di una storia di abusi familiari è riduttivo, si tratta della dua storia, la storia della vita della scrittrice. Raccontata in maniera totalmente anticonvenzionale, scardinando la normale narrazione cronologica e concentrandosi invece su singoli eventi che hanno contraessegnato la sua memoria , ripercorrendoli quasi come se risalisse un flusso d'acqua, corrente che scorre, impigliandosi talvolta a qualche ostacolo, attorno al quale si ferma. Nudo e crudo, schietto, anticonformista, disturbante, ti colpisce com violenza, non tanto per quello che si dice a volte, ma per quello che invece ti lascia immaginare. Non si risparmia, ci dà in pasto la sua vita, i suoi sbagli, ci consegna un ritratto sincero, a tratti strabordante, ma sempre coerente, di sè stessa.
Un pugno nello stomaco, sin dalle prime righe. Una storia piena, anzi zuppa, di sofferenza. Una vita in cui il disagio personale e familiare creano un concatenarsi di situazioni ancora più disagiate e dolorose. Che però riescono comunque a piantare un seme in Lidia, il quale sboccia in un riscatto individuale e professionale, in una rivincita sul dolore. La scrittura di Lidia Yuknavitch riesce a essere brutale, le emozioni e le sensazioni da lei provate e descritte riescono a prendere una forma quasi tangibile durante la lettura. Affascinante il filo conduttore dell'acqua, che accompagna la vita di Lidia in momenti e fasi completamente diverse. Ho faticato un po' con la costanza nella lettura, soprattutto nelle parti centrali del libro. Comunque consigliatissimo!
Un tuffo profondo nella vita della scrittrice, da leggere in apnea, tutto d'un fiato. A volte crudo, sempre intenso.
Ho adorato leggere ogni singola pagina di questo libro. Consigliato soprattutto per tutte quelle persone che hanno passato o stanno passando un periodo buio.